Clementia

Blog

Il titolo che si clicca senza mentire

SOCIAL EXPERT · YouTube in 21 giorni

Metà del lavoro lo fa verso la ricerca, metà verso l'occhio di chi scorre le miniature. Le parole della domanda vanno all'inizio, il titolo va scritto come se finisse a metà, e prima di pubblicare c'è una prova sola da fargli passare: quella dei primi trenta secondi.


Hai finito di montare. Il video è lì, pronto, e il cursore lampeggia nel campo vuoto del titolo. Sei fermo da quattro minuti. Ti vengono in mente due frasi, alternate: una precisa e noiosa, e una brillante che però non c'entra granché con quello che hai girato. È esattamente il punto in cui la maggior parte delle persone sceglie male.

Il titolo è il momento in cui la natura doppia di YouTube si vede a occhio nudo. Metà del lavoro lo fa verso la ricerca — deve contenere le parole che una persona scriverebbe davvero — e metà verso l'occhio di chi scorre un elenco di miniature e in due secondi decide su cosa fermarsi. Sembrano due mestieri in conflitto. Non lo sono, a una condizione: che tu rinunci a promettere quello che nel video non c'è.

Le parole della domanda stanno all'inizio

Comincia dalla parte facile, che è anche quella che quasi tutti saltano: le parole della domanda devono esserci dentro, e devono stare all'inizio.

Se il tuo video risponde a «perché il panettone si sgonfia», quelle parole vanno nelle prime posizioni del titolo. Non «Tre cose che nessuno ti dice sul lievito madre», che è una frase gradevole e non contiene niente di cercabile. Nessuno digita «tre cose che nessuno ti dice». Molte persone digitano «perché il panettone si sgonfia».

Il titolo si legge da sinistra. E da sinistra si legge anche quando viene tagliato.

Scrivi come se il titolo finisse a metà

Perché viene tagliato spesso. A luglio 2026 il limite tecnico è di cento caratteri, ma quello che una persona vede davvero su un telefono, dentro un elenco di risultati, è molto meno. Conta di avere una sessantina di caratteri visibili e comportati come se il resto non esistesse.

Tutto quello che deve essere capito sta nella prima metà. La seconda parte non è sprecata: serve a specificare. A chi ti rivolgi, in quale caso, con quale limite. «Perché il panettone si sgonfia (e come si capisce prima di sfornarlo)» dice due cose e non ne promette nessuna che tu non possa mantenere.

Un'ultima nota sulla forma: scrivi in italiano corrente, con le maiuscole normali. Il titolo tutto maiuscolo non è più aggressivo. È solo più faticoso da leggere.

Cinque forme che reggono

Quando non sai da dove partire, parti da una di queste. Non sono formule da riempire meccanicamente: sono cinque modi diversi di dire la stessa cosa, e cambiano a seconda di che tipo di bisogno ha in testa la persona che sta cercando.

La domanda esatta. «Perché la caldaia va in blocco quando piove.» Semplice, cercabile, onesta. È la forma da usare per i primi dieci video, senza vergognarsene.

Il come si fa, con il limite dichiarato. «Come si pota un ulivo trascurato da cinque anni.» Il limite non riduce il pubblico: seleziona quello giusto. Chi ha un ulivo trascurato da cinque anni si sente chiamato per nome.

Il confronto. «Parquet o gres in bagno: cosa cambia davvero.» Funziona perché chi deve decidere cerca esattamente questo, con queste parole.

L'errore. «L'errore che fa crepare l'intonaco nuovo.» Da usare con misura, e solo se quell'errore nel video c'è per davvero.

Il tempo. «Cambiare una presa in dieci minuti.» Dice a chi guarda quanto gli costa, ed è un'informazione che quasi nessuno dà.

C'è una curiosità che si paga e una che no

Quello che consuma credibilità in fretta è il titolo costruito apposta per nascondere la risposta, così che tu sia costretto ad aprire. «Non indovinerai mai che cosa succede.» Oppure il titolo che annuncia rivelazioni che il video non contiene.

Funziona una volta. Poi la gente esce dopo venti secondi. E uscire dopo venti secondi è il segnale peggiore che tu possa mandare, perché racconta con precisione che chi è entrato si è sentito preso in giro.

Esiste però una forma di curiosità onesta, e vale la pena usarla: dire che cosa c'è nel video senza dire come va a finire. Non è un trucco. È la differenza fra un indice e uno spoiler.

La distinzione, in pratica, è semplice da verificare. Chiediti se una persona che legge il titolo sa già che cosa sta per ricevere. Se la risposta è sì, e vuole aprire lo stesso per sapere come, sei nella curiosità onesta. Se invece deve aprire perché non ha capito niente di quello che le stai proponendo, stai chiedendo un clic in cambio di nulla, e quel prestito lo restituisci con gli interessi trenta secondi dopo.

La prova dei trenta secondi

Prima di fermare un titolo, fagli passare una prova sola.

Guarda i primi trenta secondi del tuo video e chiediti se una persona che ha cliccato quel titolo, in quei trenta secondi, capisce di essere nel posto giusto.

Se la risposta è no, hai due strade: cambiare il titolo, oppure rigirare l'apertura. Nessuna delle due è più nobile dell'altra, e nessuna delle due è una sconfitta. Sono lo stesso problema visto dai due lati.

Aggiungo una cosa che toglie ansia: il titolo si può cambiare anche dopo la pubblicazione. Non è un'ammissione di colpa, è normale amministrazione. Un video pubblicato non è un tatuaggio.

Il nome sta nel canale, il numero sta nella playlist

Chiudo con l'abitudine più diffusa e più inutile: mettere il proprio nome nel titolo e numerare i video.

«Video 3 — Marco spiega le prese» non lo cerca nessuno. Non perché Marco non sia bravo, ma perché nessuno al mondo si sveglia con quel bisogno formulato in quel modo. Il nome sta nel canale, dove chi ti ha già trovato lo vede. Il numero sta nella playlist, dove serve a dare un ordine. Nel titolo ci va la cosa che la persona sta cercando, con le parole che userebbe lei.

Torna al cursore che lampeggia. Il modo per sbloccarlo non è trovare subito il titolo giusto: è scriverne dieci di seguito senza giudicarne nessuno, usando almeno tre delle cinque forme qui sopra. Poi ne scegli uno solo e gli fai la prova dei trenta secondi. Se non la passa, ne prendi un altro. Quindici minuti in tutto, e sono i quindici minuti che rendono di più rispetto al tempo che costano — perché il titolo è l'unico pezzo del tuo video che leggono tutti, compresi quelli che poi non lo guarderanno.

← Tutti gli articoli