La ritenzione: dove la gente se ne va
SOCIAL EXPERT · YouTube in 21 giorni
C'è una curva, dentro le statistiche del tuo video, che dice minuto per minuto quante persone stavano ancora guardando. Non è un voto: è la mappa dei punti in cui hai perso qualcuno. Quattro segni da riconoscere, e cosa farne per il video di domani.
Il video è online da una settimana. Le visualizzazioni ci sono, non tantissime, ma ci sono. E tu hai in testa una domanda sola, quella che si fanno tutti e che quasi nessuno riesce a formulare senza un po' di fastidio: perché la gente non arriva alla fine?
C'è un grafico, dentro le statistiche del tuo video, che risponde. Vale più di tutti gli altri messi insieme, perché non ti dà un voto: ti dà la mappa dei punti esatti in cui hai perso qualcuno.
Una curva che parte da cento e scende sempre
La curva si chiama, con nomi che cambiano di anno in anno, mantenimento del pubblico o ritenzione.
Sull'asse orizzontale c'è il tuo video, dall'inizio alla fine. Sull'asse verticale la percentuale di chi stava ancora guardando in quel momento. Comincia a cento e scende. Sempre.
Questo è il primo punto da mettersi in testa, prima ancora di leggere qualsiasi numero: non esiste un video da cui non se ne vada nessuno. Non è quello il metro. Un grafico che scende non è un fallimento, è la forma normale di quel grafico.
Due numeri che vengono confusi di continuo
Accanto alla curva trovi due numeri, e vengono scambiati l'uno per l'altro con una regolarità impressionante.
La durata media della visualizzazione è un tempo: quanti minuti in media la gente ha guardato.
La percentuale media è quello stesso tempo diviso la lunghezza del video.
Sono informazioni diverse e servono a cose diverse. La prima ti dice quanto vale il tuo video in minuti. La seconda ti dice quanto era giusta la sua lunghezza.
Un esempio chiarisce meglio di qualsiasi definizione: un video di quattro minuti guardato al settanta per cento e uno di dodici minuti guardato al trenta producono quasi lo stesso tempo. Il primo però è più onesto, perché non ha fatto perdere tempo a nessuno.
E una regola che ti risparmia parecchie serate storte: non confrontare i tuoi numeri con quelli di nessun altro. Dipendono dall'argomento molto più che da te.
Quattro segni da riconoscere sulla curva
Leggere la curva vuol dire riconoscerne la forma, non i decimali. Sono quattro i segni che ricorrono, e tre su quattro non chiedono nessun intervento: sapere quali ignorare è metà del lavoro, perché ti evita di rimettere mano a cose che funzionavano già.
Il crollo dei primi secondi. Ce l'hanno tutti. È la gente che verifica di essere nel posto giusto: apre, guarda, decide. Se però nei primi trenta secondi perdi più della metà, il problema non è dentro la curva. O è l'apertura del video, o è il titolo, che prometteva un'altra cosa.
La discesa regolare. È fisiologia. Non c'è niente da correggere. Guardala e vai oltre.
Il gradino improvviso. Qui c'è tutto. Vai a vedere che cosa c'è in quel punto preciso del video: quasi sempre è una digressione, una ripetizione o un pezzo in cui hai perso il filo. È l'informazione più utile dell'intero grafico.
La risalita. Succede quando la gente torna indietro a riguardare qualcosa: un passaggio veloce, un numero, un gesto fatto in fretta. Vuol dire che lì eri troppo rapido. È un complimento con dentro un suggerimento.
Il gradino al minuto quattro
Una restauratrice di mobili di Firenze racconta la cosa meglio di qualsiasi spiegazione. Aveva un gradino netto al minuto quattro, sempre, in tre video diversi. È andata a vedere che cosa ci fosse in quel punto. Al minuto quattro raccontava ogni volta come era nato il suo laboratorio. Interessava tantissimo a lei. L'ha tolto, e il gradino è sparito.
Questo è esattamente il lavoro, tutto qui: trovi il punto, ci vai, guardi che cosa stavi facendo. Non serve nient'altro di più tecnico.
E nota una cosa: il pezzo che è saltato non era brutto. Era interessante — per chi lo raccontava. La curva non ti dice che sei stato noioso, ti dice dove hai smesso di parlare a chi guardava e hai cominciato a parlare a te.
La curva non serve al video di ieri
Serve a scrivere quello di domani.
Da ogni gradino ricavi una regola per te, e la scrivi su un foglio che col tempo diventa il tuo manuale personale. «Non raccontare come è nato il laboratorio.» «Non fare premesse sopra i venti secondi.» «Quando dico i numeri, rallento.»
Sono regole banali a leggersi, e proprio per questo funzionano: sono scritte nella tua lingua, riferite a cose che fai davvero, e te le ricordi mentre stai girando. Un consiglio generale lo dimentichi in cabina di montaggio; una riga che hai scritto tu dopo aver visto il tuo pubblico andarsene, no.
Dopo cinque video avrai sei o sette regole, tutte tue. E valgono più di qualsiasi consiglio generico — compreso questo — perché sono nate dai tuoi video, dal tuo modo di parlare e dalle persone che ti guardano.
Quando guardarla, e quanto pesa davvero
Sul quando: aspetta almeno una settimana prima di aprirla. Con poche visualizzazioni la curva è rumore, e ti farebbe correggere cose che non esistono, il che è peggio che non correggere niente.
E non guardarla ogni giorno. Guardala una volta, prendi nota, chiudi.
Poi c'è una cosa che è giusto dire, e che di solito viene taciuta: quanto la ritenzione pesi davvero su ciò che YouTube decide di mostrare a chi non ti conosce non è un dato pubblico. Che conti qualcosa è ragionevole. Quanto, e in che modo, no. Chiunque te lo racconti con precisione sta indovinando.
Ti conviene quindi usarla per la ragione più solida di tutte, l'unica che non dipende da nessuna piattaforma e da nessun cambiamento futuro: capire se stai facendo perdere tempo alle persone.
Torna alla domanda dell'inizio. Non c'è una risposta sola al perché la gente non arriva in fondo, e per fortuna non serve trovarla: serve il punto peggiore della tua curva. Aprila, trova quel punto, riguarda quel pezzo di video e scrivi una riga sola su che cosa stavi facendo lì. Quella riga è la prima regola del tuo manuale. Poi chiudi tutto: venti minuti, e per oggi hai finito.
