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Fare reel senza mostrarsi: le mani, il banco, un telefono appoggiato

SOCIAL EXPERT · Instagram in 21 giorni

Non serve la faccia, non serve una musica del momento, non serve imparare niente di nuovo. Serve un gesto del tuo mestiere e un telefono appoggiato a qualcosa che non si muove.


Arrivi al video e ti fermi. Le fotografie le hai fatte, le didascalie pure, ma qui c'è qualcosa che ti blocca: l'idea di doverti mettere in scena. Ballare no. Fare la faccia allegra nemmeno. E allora il video resta la cosa che farai "più avanti", che poi vuol dire mai.

Il punto è che il video non chiede niente di tutto questo. Chiede solo di far vedere una cosa che sai fare.

Le tre paure, messe via subito

Non devi ballare. Non devi seguire nessun formato buffo e non devi far finta di essere allegro. Quel modo di stare davanti alla camera appartiene a chi fa quel mestiere lì — intrattenere — e non al tuo.

Non devi metterci la faccia se non ti va. Si vedono le mani, si vede il banco, si vede la cosa che nasce, e va benissimo così. Un video senza volto non è un video incompleto: è un video che inquadra il lavoro invece di inquadrare te.

Non devi cercare la canzone che va in questo momento. Fra due settimane sarà un'altra, e ti obbligherà a ricominciare da capo ogni volta. È una rincorsa che non finisce, e non è la tua.

Tolte le tre paure, resta pochissimo da fare. Ed è la parte facile.

Serve un gesto, non un'idea

Quello che serve è un gesto. Uno solo, di quelli che fai in automatico da anni e che per te non hanno niente di notevole: come si imbastisce un'asola, come si cala una fuga fra due piastrelle, come si spacca l'impasto, come si tara uno strumento.

Proprio perché per te è ovvio non lo hai mai raccontato a nessuno. E proprio per questo, fuori dalla tua bottega, non l'ha mai visto nessuno.

Non è spettacolo: è una cosa che altrove non si vede. E ha un vantaggio pratico enorme rispetto a qualunque altra idea di contenuto: non devi inventarlo, non devi prepararlo, non devi ritagliarti del tempo apposta. Domani quel gesto lo faresti comunque, con o senza il telefono acceso lì accanto.

Come si sceglie il gesto giusto

Due criteri, e sono semplici.

Il primo: deve concludersi in meno di un minuto. Il secondo: deve avere un inizio e una fine riconoscibili, cioè si comincia con una cosa in un modo e si finisce con la stessa cosa in un altro. È quello che fa capire a chi guarda di aver visto qualcosa di intero, anche se sono trenta secondi.

Se il gesto che hai in mente dura mezz'ora, riprendine il pezzo in cui si capisce di più. Quasi mai è quello più difficile. Quasi sempre è quello che spieghi ai clienti quando ti chiedono come funziona.

Il telefono va appoggiato

La mano che trema si vede sempre, anche quando sei convinto di essere fermo, e su uno schermo piccolo dà fastidio dopo tre secondi.

Quindi appoggia il telefono. Una pila di libri, un barattolo, lo scaffale, il muro. Se hai un piccolo treppiede usalo, ma non è il giorno di comprarne uno: la differenza fra il telefono in mano e il telefono appoggiato è enorme, quella fra un barattolo e un treppiede è minima.

Verticale, per lo stesso motivo per cui verticali sono le fotografie: è il modo in cui verrà guardato. Un video orizzontale, lì dentro, resta una striscia piccola in mezzo allo schermo, e la cosa che volevi far vedere diventa minuscola proprio nel momento in cui conta.

I primi due secondi

Quaranta secondi bastano, e spesso ne bastano meno.

Nei primi due secondi si deve già vedere la cosa: niente saluto, niente presentazione, niente inquadratura del cartello con il tuo nome. Chi guarda ha già deciso mentre il video parte, e sta decidendo su quello che vede, non su quello che stai per dire.

È la regola che costa più fatica ad accettare, perché va contro l'educazione: verrebbe naturale presentarsi prima. Ma il video non è una visita, è una finestra: si apre e dentro c'è già qualcosa.

Lo stesso gesto, tre volte

Riprendi il gesto due o tre volte da posizioni diverse:

  • una dall'alto, a piombo sulle mani, che è quasi sempre la migliore;
  • una di lato, all'altezza del piano;
  • una più larga, che fa capire dove sei.

Non è tempo perso: sono le riprese che ti serviranno quando passerai al montaggio. E se non monterai mai niente, ti resta comunque la possibilità di scegliere la migliore delle tre invece di tenere l'unica che hai.

"Ho ripreso il piedino della macchina da cucire mentre facevo un'asola. Trentadue secondi, telefono appoggiato a una scatola di bottoni. Mia figlia mi ha detto che era la prima volta che capiva che cosa faccio." — C., sarta, Prato

L'audio: la tua voce, oppure il rumore del lavoro

Hai due strade.

La prima è la tua voce che spiega mentre le mani lavorano. Non serve una bella voce, serve che si capisca: quindi parla vicino al telefono e lontano dai rumori.

La seconda è il rumore del lavoro — le forbici, l'acqua, la macchina, la carta vetrata — e spesso è la strada migliore, perché quel suono è la cosa più vera che hai e non lo può imitare nessuno.

La musica si aggiunge dopo, se la vuoi, ed è la parte meno importante di tutte. Se la metti, tienila bassa sotto la voce e scegline una che non copra il suono del lavoro. Se non la metti, non la sente mancare nessuno.

Una cosa onesta, prima di girare

Quanto un video venga mostrato, e a chi, dipende da come l'applicazione decide di distribuirlo. Quel meccanismo cambia spesso, non è pubblico e non lo conosce davvero nessuno fuori dall'azienda. Chi ti promette un risultato ti sta vendendo qualcosa.

Quello che dipende da te è tutto qui: il gesto, l'immagine ferma, i primi due secondi, il suono pulito. Sono quattro cose, e sono tutte alla tua portata oggi pomeriggio.

Trenta minuti, e il video esiste

Torna al punto in cui ti eri bloccato. Non devi imparare niente di nuovo, non devi comprare niente e non devi diventare un altro davanti alla camera.

Devi scegliere un gesto, appoggiare il telefono a qualcosa che non si muove, girarlo tre volte in verticale. Poi guardare i tre spezzoni, tenere quello in cui la cosa si vede meglio e cancellare gli altri due.

Trenta minuti. E il primo video non è più una cosa che farai più avanti: è una cosa che hai già nel telefono.

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