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Perché al mattino il sogno è già sparito

DUE ORE · Impara a leggere i tuoi sogni in 2 ore

Alle sette e dieci il sogno c'è ancora tutto; alle sette e venti restano due immagini. Il fattore che pesa di più non riguarda te — è quanto il risveglio capita vicino a un episodio REM — e la cifra precisa che gira su quanto si perde non ha uno studio dietro.


Alle sette e dieci il sogno c'è ancora tutto: la stanza, la faccia di quella persona, la sensazione precisa di che cosa stava per succedere. Alle sette e venti sono rimaste due immagini e la certezza di aver perso il resto.

Non è cattiva memoria, e non è nemmeno colpa tua. Ma prima di arrivare al perché, conviene sapere due o tre cose su quando esce quella roba — perché quello che credi su come nasce un sogno decide come lo tratti. Chi pensa che sia un messaggio spedito da qualcuno lo apre come una busta. Chi sa com'è fatto lo guarda come un materiale, e un materiale si può descrivere.

Una premessa di metodo, visto che su questo tema i libri si allargano parecchio. Qui ogni affermazione porta un'etichetta: consolidato vuol dire che la ricerca è d'accordo e che la stessa cosa la trovi in qualunque manuale di fisiologia del sonno; dibattuto vuol dire che è un modello proposto, o che il risultato dipende da come si definiscono le parole, o che i dati solidi vengono da animali e non da noi.

Un esempio di quello che qui non troverai: gira una cifra molto precisa sulla quantità di sogno che si perderebbe entro pochi minuti dal risveglio, ripetuta ovunque, sempre identica e senza mai l'indicazione di dove venga. Non c'è uno studio dietro. Quindi l'oblio, qui, si racconta a parole — è meno soddisfacente e ha il vantaggio di essere vero.

Quando si sogna, e quanto

Consolidato. La notte non è un blocco unico: si organizza in cicli di 90-110 minuti circa, dentro i quali si alternano le fasi NREM — tre, dal sonno leggero a quello profondo — e la fase REM, che prende il nome dai movimenti rapidi degli occhi. Sul totale della notte il NREM copre circa i tre quarti.

Consolidato. Il REM è la fase associata al sognare e occupa all'incirca un quarto del tempo di sonno: per una notte di sette-nove ore siamo nell'ordine di un'ora e mezza o due complessive. Non è distribuito in modo uniforme — i periodi REM si allungano man mano che ci si avvicina al mattino: il primo dura una decina di minuti, l'ultimo può arrivare a un'ora.

Da qui discende una cosa che puoi controllare da te: il sogno più lungo e più raccontabile è quasi sempre l'ultimo, quello da cui ti stacca la sveglia. Non perché sia più importante degli altri — perché era in corso da più tempo.

Consolidato. Durante il REM i muscoli scheletrici sono atonici, cioè privi di tono e immobili, con l'eccezione degli occhi e dei muscoli del diaframma. È il motivo per cui puoi correre per mezz'ora dentro un sogno e restare fermo nel letto: il comando parte e non arriva. La sensazione di correre senza avanzare è fra le cose che i sognatori riportano più spesso, e adesso sai che in quel momento, nel letto, davvero non ti stavi muovendo.

Che cosa esce dai risvegli

Il modo in cui si è misurato quanto si sogna è meno poetico di quanto sembri: si porta una persona a dormire in laboratorio, la si sveglia in un momento scelto e le si chiede che cosa le stava passando per la testa. Poi si contano le volte in cui qualcosa c'era.

Consolidato. Mettendo insieme trentacinque studi di questo tipo si ottiene un resoconto di attività mentale in media nell'81,9% dei risvegli dal REM e nel 43,0% dei risvegli dal NREM. Sono medie, con oscillazioni ampie da uno studio all'altro, ma la direzione non è in discussione: dal REM esce molto di più.

Dibattuto. La formula che senti ripetere — REM uguale sogno, NREM uguale niente — è però una semplificazione, e il punto debole si vede appena si guarda come sono state contate quelle risposte. Tre studi classici hanno adottato tre criteri diversi, dal più severo al più largo, per decidere che cosa valesse come contenuto: sono usciti 7%, 35% e 62%. Non litigano i dati, litigano le definizioni.

Perché al mattino non resta niente

Consolidato. Il fattore che pesa di più è banale e non riguarda te: è quanto il risveglio capita vicino a un episodio REM. Ci si sveglia dentro o subito dopo, e il resoconto c'è; ci si allontana, e il ricordo non si forma proprio.

Dibattuto. Sul perché non si fissi esiste un modello proposto, non un meccanismo dimostrato: durante il REM la corteccia lavora sostenuta soprattutto dall'acetilcolina, mentre il rilascio di noradrenalina — la sostanza che tiene su l'attenzione ed è centrale nel consolidamento dei ricordi — è ai minimi.

Dibattuto, e su animali. Nel 2019 uno studio su topi ha mostrato che certi neuroni dell'ipotalamo attivi durante il REM arrivano fino all'ippocampo e favoriscono l'eliminazione selettiva di alcuni ricordi: spegnendoli, i topi ricordavano meglio. Che la cosa riguardi anche i nostri sogni è un'ipotesi degli autori, non un risultato. Restano topi.

Consolidato. Fuori dal laboratorio, quello che cambia moltissimo è la capacità di ricordare: varia da persona a persona e varia con l'età, e non esiste una soglia normale sotto la quale ci sia qualcosa che non va.

Vale la pena dirlo, perché la frase «io non sogno mai» è quasi sempre un'altra cosa: non che tu non sogni, ma che non ricordi.

Che cosa se ne fa, uno che vuole leggerli

La conseguenza pratica è una sola, ed è poco spettacolare: se il ricordo si forma solo quando il risveglio cade vicino al REM, il momento in cui scrivi conta più di qualunque tecnica. Non il pomeriggio, non dopo il caffè: nei primi minuti, prima di alzarti, anche solo tre parole storte su un foglio.

E se ti resta un francobollo — due immagini e un'emozione — non è materiale scarso. È materiale sufficiente: quasi tutto il lavoro di lettura si fa su quello che c'era, non su quanto ce n'era.

Un'ultima cosa sul terreno teorico, così sai dove stai mettendo i piedi. Le lenti principali con cui si è provato a spiegare i sogni sono quattro — la tradizione freudiana, quella junghiana, l'ipotesi dell'attivazione-sintesi del 1977 e l'ipotesi della continuità con la vita da sveglio — e nessuna ha vinto. L'attivazione-sintesi, nella forma originaria, è oggi considerata largamente superata: si fondava su studi animali e sovrastimava la casualità, mentre moltissimi sogni sono attaccati alla giornata appena passata.

Quattro lenti, nessun vincitore, e nessuna che ti consegni la traduzione di un'immagine. Il che, a pensarci, è la ragione per cui vale la pena guardare i propri sogni invece di cercarli in una tabella.

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