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«I segni sono cambiati»: le tre obiezioni, raccontate per intero

DUE ORE · Impara a leggere il tuo tema natale in 2 ore

Il tredicesimo segno, l'esperimento del 1985, la frase che va bene per chiunque. Hanno tutte e tre un fondo vero, e conoscerle serve soprattutto a leggere meglio: sono il miglior controllo di qualità che hai.


Succede a tavola, o in ufficio davanti alla macchina del caffè. Dici che stai imparando a leggere le carte del cielo e qualcuno alza la testa. Non è ostilità: è che tutti hanno una frase pronta, e le frasi pronte sono sempre le stesse tre.

La prima: «ma non lo sai che i segni sono cambiati? E che ce n'è un tredicesimo?». La seconda: «l'hanno messa alla prova e non funziona». La terza, la più fastidiosa perché arriva col sorriso: «vabbè, quelle cose lì vanno bene per chiunque».

Hanno tutte e tre un fondo vero. E conoscerle non serve a vincere una discussione: serve a leggere meglio. Chi legge una carta sapendo queste tre cose sta più attento a quello che dice, si accorge quando sta barando e non promette niente a nessuno.

I segni non sono le costellazioni

La prima non è un'obiezione all'astrologia: è un equivoco su che cosa siano i segni.

Lo zodiaco della tradizione occidentale si chiama tropicale e non è agganciato alle stelle. È un cerchio diviso in dodici parti uguali di trenta gradi che parte dall'equinozio di primavera: lo zero dell'Ariete è, per definizione, il punto che il Sole attraversa in quel momento. Un calendario di stagioni diviso in dodici, non una mappa di stelle. L'altro, lo zodiaco siderale — che usa per esempio l'astrologia indiana — è agganciato alle costellazioni vere, e alla stessa persona dà segni diversi.

Sotto l'obiezione, però, c'è un fatto. L'asse della Terra descrive un cono lentissimo, che compie in circa 25.772 anni: è la precessione degli equinozi, e sposta il punto dell'equinozio di un grado ogni settantadue anni. Oggi quel punto cade in una zona di cielo diversa da quella di tremila anni fa. Solo che lo zodiaco tropicale quel punto lo insegue per costruzione: l'Ariete comincia dove cade l'equinozio, ovunque l'equinozio sia finito.

Il tredicesimo segno è la stessa storia vista da un'altra parte. Le costellazioni attraversate dal cammino apparente del Sole sono davvero tredici, Ofiuco compreso: lo sapevano i Babilonesi, e scelsero lo stesso dodici settori per farli tornare con dodici mesi lunari. Del resto non sono nemmeno larghe uguali — il Sole resta allineato alla Vergine per quarantacinque giorni e allo Scorpione per sette.

L'equivoco sta tutto qui: le costellazioni sono figure di stelle larghe come capita, i segni sono fette uguali di un cerchio. Il che non dimostra che l'astrologia funzioni: dimostra che questa obiezione non la tocca, ed è tutto.

Che cosa è stato messo alla prova

La seconda obiezione è di tutt'altro peso, e merita di essere raccontata per esteso invece che liquidata in una riga. Chi te la fa, quasi sempre, non sa che cosa sia stato provato — e nemmeno chi risponde, di solito.

L'idea messa alla prova è una sola, e va detta con precisione: che da un tema natale si possa risalire al carattere di una persona reale. Non le previsioni, non il futuro. Quella.

I test sono centinaia, fatti sia da scettici sia da convinti, ma uno solo è davvero famoso ed è anche il meglio costruito: uscì nel 1985 sulla rivista scientifica Nature, e lo firmò un fisico americano.

Erano due esperimenti, e questo quasi nessuno lo racconta. Nel primo ogni partecipante riceveva la propria interpretazione e altre due prese a caso, e doveva riconoscere la propria. Quella parte non permette di concludere niente, e lo scrive l'autore stesso: le stesse persone non riconoscevano nemmeno il proprio profilo psicologico, cioè sbagliavano anche la prova di controllo.

Il secondo è quello che conta. Ventotto astrologi, presi da una lista compilata dai loro colleghi, ricevevano un tema natale e tre profili tracciati da un test di personalità standard, e dovevano dire quale dei tre corrispondesse al tema. Rientrarono 116 buste.

E qui c'è il dettaglio che rende tutto più solido: il disegno dell'esperimento fu rivisto prima dell'inizio dai dirigenti dell'associazione americana degli astrologi, che chiesero modifiche e, una volta soddisfatti, misero per iscritto quanto si aspettavano di azzeccare — metà delle volte.

Ne azzeccarono un terzo: il 34%, contro il 33 che avrebbe ottenuto chiunque scegliendo a caso fra tre buste. E gli abbinamenti su cui si dicevano più sicuri non erano più giusti degli altri.

La soglia non l'avevano fissata gli scettici: l'avevano fissata loro, prima di cominciare. È la cosa che rende questo risultato più forte, non più debole. Qualcuno ne ha discusso l'analisi statistica; la conclusione non è cambiata.

Anni dopo è arrivato un secondo esperimento, di disegno completamente diverso: oltre duemila persone nate nello stesso posto a pochi minuti l'una dall'altra, confrontate su 110 caratteristiche misurate lungo vent'anni — capacità, comportamento, mestiere, e anche statura, peso, vista, udito. Non si somigliano più di due persone qualsiasi.

Che cosa non è stato provato

Le previsioni sono affermazioni di natura diversa e più scivolosa, e mettere alla prova un «succederà» richiede un disegno che quasi nessuno ha costruito bene. Quel poco che si è fatto non ha mai mostrato niente di meglio del caso.

Perché allora leggere una carta, sapendo questo? Perché descrivere un simbolo e attribuirlo a una persona sono due gesti diversi. Il primo — guardare un disegno e dire che cosa c'è — resta in piedi qualunque cosa dica un esperimento. È il salto dal simbolo alla persona a non reggere, ed è esattamente il punto in cui conviene essere prudenti.

La frase che va bene per chiunque

La terza obiezione è la più utile delle tre, perché ti dà una prova pratica: se una frase sta bene su qualunque carta, buttala e torna al dato che l'aveva fatta nascere.

È un controllo che puoi fare stasera. Prendi le frasi che hai scritto su una carta e segna quali potrebbero stare sotto qualunque segno dello zodiaco: quasi sempre sono due su tre. Quello che resta è la parte che hai davvero letto.

E se chi ti ascolta annuisce prima ancora che tu abbia finito, fermati e chiedigli a che cosa stava pensando. Nove volte su dieci ti racconterà una storia che con quello che avevi detto non c'entra niente.

Tre controlli, non tre risposte pronte

La prima obiezione ti ricorda che stai leggendo un sistema di convenzioni — dodici fette uguali di un cerchio — e non le stelle: quindi non dire mai che una cosa «è scritta in cielo». La seconda ti ricorda che il salto dal simbolo alla persona non regge, e che quindi si descrive la carta, non chi ce l'ha. La terza ti dà il test della frase generica.

Tenersele pronte per la prossima cena è inutile, e si vede. Usarle come controllo sulle proprie letture è la ragione per cui vale la pena conoscerle.

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