Clementia

Blog

Sempre raggiungibile: l'ora in cui non rispondi

TIPISPIAGGIA · Cosa mi riprendo quest'estate

Nessun messaggio, preso da solo, chiede troppo. Ma sono le nove e mezza e il tuo bagno è finito prima di cominciare. Essere sempre reperibile non occupa tempo: occupa la possibilità di essere altrove.


Le nove e dodici del mattino. Sei entrata in acqua da un minuto, hai i piedi a mollo fino alle caviglie e la sabbia che si sfila sotto i talloni ogni volta che l'onda si ritira. Il telefono è rimasto sul telo, a faccia in su, e da lì lo vedi illuminarsi due volte.

Non sai che cosa c'è scritto. Sai solo che c'è scritto qualcosa, ed è già abbastanza: torni indietro sui tuoi passi, ti asciughi le dita sul costume e alle nove e tredici stai già rispondendo, in piedi, con la schiena al sole e gli occhi socchiusi per il riverbero sullo schermo.

È il gruppo del lavoro. Una collega chiede una cosa veloce — dice proprio così, «una cosa veloce» — e in effetti è veloce: ci metti due minuti a cercare il documento e altri due a spiegare dove sta. Alle nove e venti hai finito, ti guardi e hai la maglietta addosso e non sei più in acqua.

Poi c'è tua madre, che ha mandato tre messaggi di fila alle otto e mezza e uno dei tre finisce con un punto interrogativo. C'è il gruppo di famiglia, che alle nove ha già prodotto quaranta messaggi su una cosa di cui non ti importa niente. C'è l'amica che sta attraversando l'ennesimo periodo difficile e che scrive lunghissimo, sempre di mattina, sempre quando sei fuori.

Nessuna di queste cose è grave, ed è questo che rende la faccenda difficile da spiegare: se prendi ogni messaggio uno per uno, non c'è niente di cui lamentarsi. Due minuti, tre minuti, una risposta corta. Nessuno ti sta chiedendo troppo, e nessuno di loro se lo immagina nemmeno.

Solo che sono le nove e mezza, il tuo bagno è finito prima ancora di cominciare, e adesso sei di nuovo seduta sul telo con il telefono in mano. Il mare davanti è esattamente com'era dieci minuti fa, con la stessa luce e le stesse due teste che vanno avanti e indietro al largo. Tu no.

Non occupa tempo: occupa la possibilità di essere altrove

È per questo che non l'hai mai messa fra le cose che ti pesano. Essere sempre raggiungibile non si vede.

Lo riconosci dal telefono a faccia in su. Non è un dettaglio: girarlo costa un secondo e non lo fai mai, perché a faccia in giù non vedresti lo schermo accendersi, e non vederlo ti sembra una forma di disattenzione. Il telo, la borsa, il lettino: dovunque ti metti, il telefono sta a faccia in su nel raggio di un braccio.

Lo riconosci dalla spunta blu, che tratti come un debito. Quando qualcuno vede che hai letto e non hai risposto, parte in testa un piccolo processo: adesso penserà che lo faccio apposta, adesso devo scrivere qualcosa che giustifichi il ritardo di undici minuti.

Lo riconosci dalle risposte che scrivi mentre stai facendo altro: mentre cammini, mentre aspetti il caffè, mentre sei in fila per la focaccia con la borsa che scivola dalla spalla. Non c'è nessun momento della giornata che sia troppo scomodo per rispondere. Nessuno.

E lo riconosci da come ti senti quando qualcuno non risponde a te. Se dopo tre ore non arriva niente, non pensi che sia occupato: pensi che ce l'abbia con te, o che sia successo qualcosa. Applichi agli altri la regola che hai imposto a te stessa, ed è una regola che non ha mai scritto nessuno.

Al mare diventa visibile

Perché il resto rallenta. Sotto l'ombrellone il tempo è largo, e proprio lì ti accorgi che l'unica cosa che continua a chiamarti con la frequenza di sempre è un rettangolo di vetro pieno di sale.

Da quando ci si trova sempre

Fino a vent'anni fa nessuno era raggiungibile e il mondo funzionava lo stesso. Si chiamava a casa la sera, si lasciava detto, si aspettava fino al giorno dopo. A nessuno veniva in mente che il silenzio di un pomeriggio volesse dire qualcosa: voleva dire che eri fuori, e le persone si aspettavano senza offendersi.

Poi è cambiato l'attrezzo, e con l'attrezzo è cambiata la regola. Da quando si può rispondere sempre, non rispondere è diventata una scelta, e ogni scelta chiede una motivazione. È l'unica cosa che il telefono ha davvero inventato: ha trasformato il ritardo in un messaggio.

Su questa novità è caduta una faccenda molto più vecchia, che riguarda te e non l'attrezzo. Ti hanno cresciuta con l'idea che una brava persona sia una persona disponibile, e disponibile vuol dire adesso: se una cosa la fai domani non conta uguale, conta un po' meno. Alle bambine questa cosa si dice prestissimo e si dice in mille modi piccoli — rispondi quando ti chiamano, non fare la scortese, avvisa.

Al lavoro il meccanismo trova casa. C'è sempre qualcuno che scrive alle nove di sera, c'è la cosa veloce, c'è il collega rimasto solo ad agosto. Nessuno ti obbliga: sei tu che rispondi in quattro minuti, e quei quattro minuti dicono a tutti che si può fare, e da lì in avanti si fa.

Ed è per questo che smettere è difficile. Non stai difendendo mezz'ora di tempo: stai rischiando di sembrare, per un pomeriggio, una che non c'è.

Un'ora, e serve solo a verificare

Un'ora sembra poco e infatti è poco. Non risolve niente, e domani mattina la casella dei messaggi sarà piena esattamente come adesso. Se qualcuno te la vendesse come una liberazione, avresti tutte le ragioni per non fidarti.

Serve a un'altra cosa: a verificare. Tu credi, senza averlo mai messo alla prova, che se non rispondi succeda qualcosa. Lo dai per scontato da anni sulla base di niente, e un'ora basta per scoprire com'è fatto il mondo quando non ci sei.

Telefono a faccia in giù, dentro la borsa, e la borsa lontana dal telo. Metti la sveglia, così non devi guardare l'ora. Quando suona non aprirlo subito: prima il bagno, poi il telefono. E se ti serve una frase, «ho visto adesso» va benissimo così com'è.

Quello che troverai, quasi sempre, è questo: due messaggi, uno dei quali non chiedeva niente. La cosa veloce risolta da qualcun altro. Tua sorella che sta benissimo. Il mondo che è andato avanti senza nemmeno accorgersi della tua assenza — il che all'inizio brucia un pochino e poi diventa la notizia migliore della settimana.

Se domani ti riesce, falla di due ore. Se non ti riesce, rifai un'ora: non è una scala da salire. Ci sono giornate in cui c'è davvero qualcosa in ballo, solo che sono molte meno di quelle in cui rispondi.

Stasera il telefono si riaccenderà come sempre e risponderai a tutti, e sarà giusto così. Ma quando sei entrata in acqua stamattina sei rimasta dentro finché ti è andato, fino alle dita bianche, e da riva non ti ha chiamata nessuno.

← Tutti gli articoli