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Perché i dizionari dei sogni non reggono

DUE ORE · Impara a leggere i tuoi sogni in 2 ore

Cerca la stessa immagine e leggi le prime cinque risposte: non sono diverse, sono incompatibili. Non stanno consultando tabelle diverse dello stesso libro — il libro non c'è. E che cosa si mette al suo posto.


Facciamolo adesso, così ce lo togliamo di mezzo. Prendi una cosa che c'era in un sogno tuo — un animale, una scala, l'acqua, quello che è — e cercala su internet insieme alla parola «significato». Guarda le prime cinque risposte.

Sono diverse, e non di poco: incompatibili. La stessa immagine, in cinque pagine diverse, viene data come segno di un cambiamento in arrivo, come avvertimento, come faccenda di famiglia, come faccenda di soldi e come messaggio di una parte di te che non ascolti abbastanza. Tutte e cinque con lo stesso tono tranquillo di chi legge un orario dei treni.

La spiegazione più semplice è anche quella giusta: non stanno consultando tabelle diverse dello stesso libro. Il libro non c'è. Ognuna di quelle pagine ha messo per iscritto un'associazione, sua o copiata da un terzo, e l'ha presentata come una regola valida per chiunque.

Attenzione però, perché qui si scivola dall'altra parte. Dire che non c'è una tabella non vuol dire che i sogni siano rumore e che non ci sia niente da leggere. Vuol dire che il significato non sta scritto da nessuna parte prima che tu ci lavori: si costruisce con il tuo materiale.

Perché non possono reggere

L'idea del dizionario dei sogni non l'ha inventata internet: ha quasi due millenni. Nel secondo secolo dopo Cristo un greco di nome Artemidoro mise insieme un trattato di oniromanzia che raccoglieva immagini e responsi, e da allora la forma non è più cambiata — una colonna con la cosa sognata, una colonna con quello che vuol dire.

Quello che è cambiato è che oggi si può controllare. E il controllo dà un risultato che non arriva dai nemici della materia, ma da dentro: i ricercatori che studiano i temi ricorrenti nei sogni aprono il loro articolo dichiarando che, malgrado i molti tentativi, una tipologia dei sogni condivisa e fondata su basi empiriche non esiste. E citano proprio i dizionari dei sogni come esempio di ciò che di empirico non ha niente. È un'ammissione, non un'accusa, e vale il doppio: viene da chi passa la vita a contare che cosa sognano le persone.

Il motivo per cui la tabella non può esistere, però, non è statistico, ed è più semplice. Prendi un serpente. Dentro un sogno un serpente non è una parola con la sua voce di dizionario: è un serpente per te, cioè per una persona che con i serpenti ha una storia. Li ha visti da vicino o mai, ne ha paura o li trova bellissimi, ne tiene uno in casa, ne ha appena visto uno in un documentario.

Cambia la persona e cambia tutto quello che quel serpente si porta dietro; e siccome quello che si porta dietro è l'unica cosa che c'è dentro l'immagine, cambia l'immagine. Non c'è nessuno strato sotto, uguale per tutti, che sopravviva alla persona che ha sognato.

Una cosa però la sappiamo

Adesso la parte che di solito viene usata al contrario, e che invece è la più interessante. Esiste una ricerca seria sui cosiddetti sogni tipici, i temi che tornano in popolazioni diversissime fra loro. Il dato più citato viene da un questionario somministrato a 1.181 studenti del primo anno in tre città canadesi, nel 2003.

Tema riportatoLo ha sognato almeno una volta
Essere inseguiti, senza essere feriti81,5%
Esperienze sessuali76,5%
Cadere73,8%
Scuola, insegnanti, studio67,1%
Arrivare troppo tardi, per esempio perdere un treno59,5%

Sono prevalenze: la quota di persone che, in quel campione, ha riportato quel tema almeno una volta nella vita. Non sono frequenze di significato.

Il questionario chiedeva soltanto se quel tipo di sogno fosse mai capitato, non quante volte né che effetto avesse fatto. È una domanda modesta, ed è per questo che la risposta è affidabile.

Nello stesso studio il profilo dei temi cambia poco per età, per genere e per regione. È il dato più frainteso: la forma dei sogni è in larga parte comune, il loro senso no. E «volare», che nell'immaginario sta in cima a queste classifiche, in quella vera è nono.

La stessa immagine, due vite

Due persone raccontano lo stesso sogno: tutte e due, di notte, hanno visto un cane grosso fermo in mezzo alla strada, che non si sposta.

La prima è cresciuta in una casa dove un cane così stava sul divano e russava, e da bambina ci dormiva contro. Il secondo è stato morso a sette anni e da allora, quando ne vede uno, attraversa la strada.

Se adesso vai a cercare «cane» in una tabella trovi una riga sola, e quella riga sarà sbagliata almeno una volta su due. Non perché sia scritta male: perché il cane della prima arriva addosso a un ricordo di casa e quello del secondo arriva addosso a una paura vecchia di trent'anni. Non è che il cane abbia due significati; è che il cane non ne ha nessuno per conto suo.

La cosa interessante viene dopo, e vale per tutti e due. Nel sogno il cane non si sposta: questo è un dato del racconto, non un'interpretazione, e si può guardare. Che cosa fa la prima, davanti a un cane che non si sposta? Aspetta, gli parla, gira intorno? E il secondo? Le due risposte non si assomigliano, e sono quelle che portano da qualche parte.

Il metodo, in due tempi

Prima si descrive quello che c'era — un cane grosso, fermo, in mezzo alla strada — e poi si chiede a chi ha sognato che cosa quel cane si porti dietro. In quest'ordine e mai al contrario, perché chi parte dal significato trova sempre quello che era venuto a cercare.

Vale anche quando il sogno è di qualcun altro e sei tu ad ascoltarlo: la tua associazione con quel cane non c'entra niente, è materiale tuo appoggiato sopra il sogno di un altro.

Al posto della tabella, insomma, non c'è il vuoto: c'è una domanda. E costa quattro minuti.

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