Congedi, riposi e tutele: che cosa ti spetta davvero al rientro
I PRIMI SEI MESI · Finalmente organizzati
Maternità, paternità, congedo parentale, riposi giornalieri e le due tutele che tutti confondono. Una mappa per capire che cosa cercare — con l'avvertenza che le cifre cambiano spesso e vanno verificate su INPS prima di ogni domanda.
C'è una cartella, nel telefono di ogni neogenitore, che si riempie di screenshot: una scheda INPS, il messaggio di un'amica che «ha fatto la domanda», un articolo aperto e mai finito di leggere. I tuoi diritti sono lì dentro, spezzettati e confusi.
Prima di rimetterli in ordine, una premessa che pesa. Le regole su congedi e indennità cambiano di continuo: le percentuali del congedo parentale, per dire, sono state modificate in tre Leggi di Bilancio consecutive fra il 2023 e il 2026. I numeri di questa pagina sono fermi al 2026 e vanno intesi come una mappa, non come il documento con cui presentarti allo sportello.
Una guida ben fatta ti dice che cosa cercare. Solo l'INPS, al momento della domanda, ti dice quanto ti spetta davvero. Apri la scheda corrispondente, o fatti seguire da un CAF o da un patronato, prima di muoverti.
Maternità obbligatoria: cinque mesi, ma non rigidi
Il congedo di maternità obbligatorio dura cinque mesi complessivi. La parte meno nota è che non sei obbligata a viverli tutti nello stesso modo: puoi scegliere come distribuirli attorno al parto.
- Formula 2+3: due mesi prima della data presunta del parto e tre dopo. È l'impostazione classica.
- Formula 1+4: un solo mese prima e quattro dopo. Serve una certificazione medica che attesti che puoi lavorare più a lungo in gravidanza.
- Formula 0+5: tutti e cinque i mesi dopo la nascita. Anche qui serve la doppia certificazione medica — specialista del servizio sanitario e medico competente — che attesti che lavorare fino al parto non fa male né a te né al bambino. Va chiesta per tempo, nel corso del settimo mese, non all'ultimo.
Durante questi mesi l'INPS versa un'indennità pari all'80% della retribuzione media giornaliera. Molti contratti collettivi integrano fino al 100%: controlla il tuo, perché quel 20% per cinque mesi non è un dettaglio. È la prima domanda utile da fare all'ufficio del personale, e puoi farla oggi.
Paternità obbligatoria: dieci giorni, e sono suoi
Il congedo di paternità obbligatorio è di 10 giorni lavorativi — venti in caso di parto plurimo — pagati al 100% dall'INPS. Si possono usare anche in modo non consecutivo, ma a giornate intere e non a ore, nella finestra che va da due mesi prima del parto a cinque mesi dopo la nascita.
Due precisazioni che tolgono confusione: il vecchio congedo di paternità «facoltativo» non esiste più, oggi c'è solo quello obbligatorio; e nelle coppie omogenitoriali femminili questi giorni spettano alla madre intenzionale risultante nei registri di stato civile.
Congedo parentale: tre variabili da non mescolare
È il congedo che genera più confusione, perché mescola tre cose diverse: quanti mesi, entro quale età del bambino, e quanto vengono pagati. Vanno tenute separate.
Durata. Sei mesi individuali per la madre e sei per il padre, non trasferibili all'altro. Il padre arriva a sette mesi se ne usa almeno tre, portando il totale della coppia a dieci o undici mesi. Il genitore solo ha diritto a undici mesi, continuativi o frazionati.
Finestra. Dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale si può usare fino ai 14 anni del figlio: prima il limite era 12.
Pagamento. Qui sta l'equivoco più costoso. Una cosa è fino a quando puoi usare il congedo, un'altra è fino a quando è pagato meglio: le mensilità retribuite all'80% restano legate alla soglia più stretta dei 6 anni del bambino. E c'è un terzo scalino: anche il 30% dei mesi successivi ha finora avuto un suo limite di età, i 12 anni. Se pensi di usare il congedo dopo quella soglia, verifica sulla scheda INPS se quei mesi sono pagati o solo fruibili.
| Mesi di congedo | Indennità |
|---|---|
| 1° e 2° mese (entro i 6 anni) | 80% della retribuzione |
| 3° mese (entro i 6 anni) | 60% della retribuzione |
| Dal 4° al 9° mese (coppia) | 30% della retribuzione |
| 10° e 11° mese | Non retribuiti, salvo redditi bassi |
Il decimo e l'undicesimo mese possono essere pagati al 30% se il reddito individuale è sotto una soglia pari a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione INPS. Nel 2026 il minimo è circa 611,85 euro al mese, quindi la soglia reale è intorno ai 1.530 euro mensili. Non escluderti da sola facendo i conti a occhio: sono valori 2026 e sono dichiaratamente instabili, vanno verificati sulla scheda aggiornata prima di fare domanda.
I riposi giornalieri: due ore che pochi sfruttano
Vengono ancora chiamati «permessi allattamento», ma il nome inganna: non serve allattare al seno per averne diritto. Sono un istituto di conciliazione e spettano nel primo anno di vita del bambino.
| La tua situazione | Riposo al giorno |
|---|---|
| Orario di lavoro di 6 ore o più | 2 ore |
| Orario di lavoro sotto le 6 ore | 1 ora |
| Parto plurimo | Le ore raddoppiano |
| Nido aziendale idoneo | Le ore si dimezzano |
Sono retribuiti al 100%, come normali ore di lavoro: se lavori almeno sei ore puoi entrare più tardi o uscire prima di due ore ogni giorno, senza perdere un centesimo.
E spettano anche al padre, in alternativa alla madre, in casi precisi: affidamento esclusivo, madre non lavoratrice dipendente, morte o grave infermità della madre, oppure sua mancata fruizione. È una possibilità poco conosciuta e spesso utilissima per redistribuire il carico.
Le due tutele che tutti confondono
Se c'è un punto in cui le guide raffazzonate mandano fuori strada, è questo. Sono due protezioni diverse, con due durate diverse.
Divieto di licenziamento. Dura dall'inizio della gravidanza fino a un anno di vita del bambino: in questo periodo il datore, salvo casi eccezionali, non può licenziarti. Tutela analoga per il padre che fruisce del congedo di paternità, per il quale il divieto vale per tutta la durata del congedo e fino al compimento dell'anno, non solo nei giorni di assenza.
Convalida delle dimissioni. Nei primi tre anni del figlio le dimissioni, o una risoluzione consensuale, sono valide solo se convalidate dall'Ispettorato del Lavoro. Serve a proteggerti dalle dimissioni suggerite o estorte.
Uno vale un anno, l'altra vale tre. Il primo ti difende dal venire mandata via; la seconda dal venire spinta ad andartene. E un dettaglio prezioso: chi si dimette entro il primo anno di vita del bambino ha comunque diritto alle indennità equiparate al licenziamento, NASpI inclusa, e senza obbligo di preavviso.
Il diritto di tornare al tuo posto
Al rientro dalla maternità hai diritto a tornare nella stessa unità produttiva in cui lavoravi — o in un'altra nello stesso comune — e alle stesse mansioni o equivalenti, garantito fino a un anno di vita del bambino. Nello stesso periodo non puoi essere trasferita senza il tuo consenso.
Se al rientro ti trovi in un ruolo di serie B o in una sede mai concordata, non è riorganizzazione: parlane subito con un sindacato o un patronato.
E se qualcuno in azienda ti fa capire che «forse è meglio se ti dimetti», fermati. Nei primi tre anni nessuna dimissione è valida senza la convalida dell'Ispettorato: non firmare nulla sotto pressione, prendi tempo e fatti spiegare che cosa stai firmando.
Prima di ogni domanda
Le cifre di questa pagina sono ferme al 2026 e alcune sono in movimento da anni. Non usarle come importo definitivo: apri la scheda INPS del giorno, e per le decisioni che pesano — soprattutto quelle sul contratto — fatti seguire da un patronato o da un consulente del lavoro. La legge corre più veloce di qualunque guida.
