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Cosa scrivere nella bio di Instagram: tre cose, non una in più

SOCIAL EXPERT · Instagram in 21 giorni

Chi arriva sul tuo profilo legge due righe e decide in tre secondi. La biografia deve rispondere a una domanda sola: le tre cose che ci stanno, le parole da buttare e il controllo che costa dieci secondi.


Una persona che non ti conosce apre il tuo profilo. Ci è arrivata da un contenuto, da una ricerca, o perché qualcuno ti ha nominato. Guarda la foto, legge due righe e decide se restare. Tre secondi, forse quattro. Poi il pollice si è già mosso, e una seconda occasione non c'è.

Quelle due righe sono la biografia. A luglio 2026 il campo tiene centocinquanta caratteri: meno di un messaggio, poco più della frase che stai leggendo. Sembra pochissimo. In realtà è esattamente lo spazio che ha a disposizione chi è appena arrivato.

È corto perché il lavoro che deve fare è corto

La biografia non è il posto dove si racconta la storia dell'attività, e questo è il motivo per cui quasi tutte le biografie sono scritte male: vengono trattate come una vetrina da riempire, quando sono un cartello da leggere in corsa.

In quei tre secondi deve rispondere a una domanda sola: che cosa fa questa persona, e la cosa mi riguarda? Se la risposta non arriva, chi guarda non pensa "vediamo meglio". Esce.

Le tre cose che ci stanno, e quasi mai una quarta

Che cosa fai. Con il nome che gli darebbe un cliente, non con quello che scrivi in fattura. Sono quasi sempre due parole diverse, e quella da mettere è la prima.

Per chi lo fai. La persona precisa che hai in mente quando lavori: non "tutti quelli che hanno bisogno", ma quella lì.

Dove sei, se il tuo mestiere ha un indirizzo. Una ceramista a Faenza, un osteopata a Perugia, una pasticceria che consegna in città. Se lavori solo a distanza il terzo elemento salta e ti restano caratteri liberi: tanto meglio.

Tre elementi, e i centocinquanta caratteri sono finiti. Se te ne avanzano molti, di solito è perché uno dei tre manca.

Passione, qualità, cura del dettaglio, dal 1998

L'errore che si ripete più spesso è riempire quello spazio di valori. Sono parole vere — probabilmente sei davvero appassionato — ma non dicono niente, perché nessuno scrive il contrario. Non hai mai letto la biografia di uno che promette sciatteria, che dichiara di lavorare in fretta e male, che si presenta come poco attento.

Da qui viene un criterio che vale per ogni riga che stai per scrivere: una parola che il tuo concorrente non potrebbe copiare identica vale più di dieci che potrebbe copiare chiunque.

Se vuoi vederlo con i tuoi occhi, prima di scrivere la tua leggi ad alta voce le biografie di cinque persone che fanno il tuo stesso mestiere. Non per prenderne qualcosa: per sentire quanto si somigliano. È un esercizio che dura quattro minuti e cambia il tono di quello che scriverai dopo.

Sei versioni, e cinque da buttare

Non esiste la biografia che viene bene al primo colpo, e la ragione è banale: quando scrivi di te parti sempre da come ti descriveresti a un collega, non a un cliente.

Quindi prendi un foglio e scrivine sei, una sotto l'altra, senza fermarti a giudicare. La prima sarà quella che hai in testa da anni. La seconda una variante timida della prima. Le alternative vere cominciano dalla terza, e dalla quarta in poi sei costretto a cambiare angolo davvero, perché le frasi comode le hai già usate tutte.

Poi rileggi e taglia:

  • via ogni parola che andrebbe bene anche per un altro mestiere;
  • via i sinonimi: se hai scritto "restauro e recupero", tieni quello che userebbe un cliente;
  • via "professionista", "realtà", "soluzioni";
  • via l'anno di fondazione, a meno che l'essere lì da trent'anni non sia proprio il tuo argomento.

Quello che resta è di solito la sesta versione, oppure un innesto fra la terza e la sesta: corta, con dentro un mestiere, una persona e un posto.

Il controllo che costa dieci secondi

Leggi la versione scelta a qualcuno che non fa il tuo lavoro e chiedigli di ripetertela con parole sue.

Se ci riesce, hai finito. Se ti guarda e dice "cioè?", torna al foglio: quasi sempre il punto oscuro è uno solo, ed è la prima parola.

"C'era scritto: ceramiche d'autore, passione dal 1996. Adesso c'è scritto che faccio piatti e ciotole da usare tutti i giorni, cotti nel mio laboratorio. Le domande che ricevo sono cambiate: mi chiedono se vanno in lavastoviglie." — M., ceramista, Faenza

Quel passaggio dice tutto: la biografia nuova non ha cambiato il mestiere, ha cambiato le domande che arrivano. E una domanda precisa è già mezzo lavoro.

Il collegamento: scegli l'azione, non il sito

Sotto la biografia c'è lo spazio per un collegamento. Per quanto l'applicazione ti lasci aggiungerne qualcuno in più, il ragionamento non cambia: ne lavora davvero uno, quello su cui cade l'occhio.

E la domanda da farsi non è quale sito hai, ma che cosa vuoi che faccia la persona che ha appena deciso di fidarsi. Prenotare un appuntamento? Scriverti su un servizio di messaggi? Vedere il catalogo? Scegli quell'azione, e manda lì: direttamente alla pagina che serve, non alla pagina iniziale di un sito da cui bisogna ancora navigare.

Se un sito non ce l'hai, non è un problema, e non è il momento di farne uno. Il numero di telefono scritto in chiaro, o l'indirizzo del laboratorio, fanno lo stesso lavoro e costano zero. La regola è una sola: chi ha deciso di contattarti non deve mettersi a cercare come si fa.

L'ultima riga, se hai una porta

Vale soltanto se il mestiere è locale: dove ti si trova. Città e zona bastano; l'indirizzo per esteso lo metti se c'è una porta da cui si entra.

E se ricevi solo su appuntamento, scrivilo. Risparmi tre telefonate a te e un viaggio a vuoto a chi arriva. Sono venti caratteri che tolgono un dubbio — e togliere un dubbio è quasi tutto quello che una biografia può fare.

Rimettiti nei tre secondi

Torna alla persona da cui siamo partiti: quella che è appena arrivata sul tuo profilo e sta per decidere.

Adesso legge due righe e sa che cosa fai, capisce che lo fai per una come lei, vede che sei a venti minuti da casa sua. Non ti ha ancora scritto, e magari non lo farà oggi. Ma non è uscita, e sa dove trovarti.

Venti minuti di lavoro, un foglio, sei versioni buttate quasi tutte. È la cosa meno vistosa che puoi fare sul tuo profilo, ed è quella che regge tutto il resto.

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